martedì 14 settembre 2010

Buttati nel turismo, un ca**o! (Articolo per Abattoir.it)

Ultimamente, non so se ve ne siete accorti, è diventato difficilissimo trovare un lavoro. Che scema! ma è ovvio che ve ne siate resi conto! Io per due mesi interi non ho fatto altro che alzarmi al mattino, inviare curricula e fare colloqui dai quali venivo categoricamente scartata. Un giorno, stanca dei soliti siti tipo infojob e robe così, decido di concentrarmi e pensare a come impiegare le mie risorse in base a ciò che mi circonda. Dal momento che sono di Trapani, ridente cittadina siciliana, mi balena in mente l’idea di puntare sul turismo. Che idea geniale! La provincia di Trapani è sempre invasa dai turisti nel periodo estivo. E così cercando cercando ho trovato uno di questi lavoretti da quattro soldi, per soli tre mesi, dove lavori tutto il giorno e stai a contatto con la gente: promozione turistica. Adesso sono qui, seduta al piccolo molo turistico, cullata dal rumore delle onde che si infrangono sugli scafi. Vedo passanti fare lunghe passeggiate sul muretto che costeggia i frangiflutti, ragazzini che si improvvisano abili pescatori, marinai dalla pelle abbronzata (non in senso berlusconiano) che intrecciano reti, senegalesi e marocchini che preparano le loro bancarelle e, soprattutto, loro: i turisti.
Ci sono vari tipi di turista: c’è quello ricco straricco, che te ne accorgi perché va in giro con polo firmate pantaloncini e mocassini e con bassotto a seguito; c’è quello che vuole fare le “vacanze intelligenti”, anche se è partito ad agosto, ma insiste a voler risparmiare fino all’ultimo centesimo possibile, che te ne accorgi quando ti chiede lo sconto su un biglietto di 20 euro; c’è poi quello sprovveduto il quale non sa neanche dov’è che è andato in vacanza, che te ne accorgi quando ti chiede se da Trapani può andare a Mothia in canoa.
Ormai riesco a distinguere ogni tipo di turista che viene da me a chiedere delle escursioni in barca. I più si aggirano furtivamente intorno alla mia postazione, buttando l’occhio di quando in quando su qualche cartellone e, quando mi rivolgo loro chiedendogli se gradiscono delle informazioni, fanno un sorrisetto e rispondono “stavo leggendo…”, allorché io penso: “ma tanto sempre di me avrai bisogno, perché sul cartellone non c’è scritto il prezzo, scemo!” e difatti, puntualmente, si avvicinano con la domanda da un milione di dollari! Alcuni vengono con passo spedito e sguardo fermo, mi si piantano davanti e mi dicono: “allora, come funziona?”. Io non so mai cosa rispondere a questo tipo di turista, è quello che vuole sapere tutto, che fa mille domande che crede siano intelligenti quando invece sono del tutto inutili o inappropriate, quello che non mi lascia spiegare un accidente dei servizi che vendo, ma mi anticipa con richieste e supposizioni. Nel tempo, alla domanda “allora, come funziona?” ho preso l’abitudine di rispondere “a motore!”. La risposta invece che adoro più di tutte, e in base alla quale il cliente reagisce in modi differenti, è: “un euro al kg”. A chi rispondo così? A quei turisti che, siccome sono siciliani, pensano che fare un’escursione sia una cosa superflua, e la farebbero quasi per farci un favore. Questi si avvicinano, con un sorriso che vuol dire tutto, e mi fanno: “signorina… (pausa) Quant’è?”

Sarà che di questi tempi è difficile trovare un lavoro, ma con i turisti di oggi è quasi impossibile lavorare, riuscendo, a fine giornata, a non odiare il genere umano. Spero solo di non risultare anche io così cagacazzi quando vado in vacanza!